"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare".
Piero Calamandrei

lunedì 31 dicembre 2012

Buon 2013!




Caro 2012, ti ho dato tanto ma ho ricevuto di più.
Buon 2013 a tutti sperando che sia sempre un anno migliore di quello appena passato.

Un 2013 da affrontare sempre con lo stesso motivo...


mercoledì 26 dicembre 2012

SALVO OGNIBENE, DI DIECI E VENTICINQUE, PER ANTIMAFIA SPECIAL

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Salvo Ognibene, direttore del giornale web dieci e venticinque, cita la costituzione italiana come spunto per le sue riflessioni su cos’è l’antimafia, o, almeno, cosa dovrebbe essere.

http://www.antimafia-special.it/salvo-ognibene-di-diecieventicinque-per-antimafia-special/

mercoledì 19 dicembre 2012

E A BOLOGNA? Intervista di Simone Bellitto




Dall ultimo numero di Gzero (qui)

E A BOLOGNA? Intervista di Simone Bellitto

Che cosa vuol dire essere uno studente nello “stivale” italiano? Abbiamo raggiunto in merito il direttore del giornale DIECI e VENTICINQUE, Salvo Ognibene, per avere qualche risposta in più su quest’annoso dilemma.


ESSERE STUDENTI A BOLOGNA. CHE COSA VUOL DIRE, A SUO PARERE, PORTARE AVANTI GLI STUDI E VIVERE L’UNIVERSITÀ IN UNA DELLE CITTÀ DA SEMPRE DEFINITE COME UNA FRA LE PIÙ VIVIBILI IN TUTTA ITALIA?

Forse vuol dire proprio essere un pezzo di Bologna. L’Alma Mater Studiorum è l’Università più antica del mondo occidentale e noi studenti ci sentiamo, sicuramente, “bolognesi di adozione”.
Certo, qualche attrito non manca ma in fondo si va molto d’accordo e noi studenti siamo ben voluti. Siamo parte integrante di questa realtà, della sua storia e questo ci rende orgogliosi al di là del fatto che Bologna, "la dotta", è una splendida città che non si fa mancare nulla e rappresenta un ottimo trampolino di lancio per qualsiasi studente.


ESISTONO DIFFERENZE SOSTANZIALI, NEL TENORE DI VITA QUOTIDIANO E NELL’OFFERTA FORMATIVA, FRA UNO STUDENTE CHE STUDIA IN EMILIA
ROMAGNA E UNO CHE STUDIA, PER FARE UN
ESEMPIO, IN SICILIA?

Certo! Ritmi di vita, organizzazione dell’Università e devo dire anche modo di relazionarsi con gli stessi Docenti. Da studente in Ingegneria Chimica ho vissuto un anno in quella splendida città che è Palermo, ma subito dopo ho fatto le valigie come molti e sono andato via, destinazione Bologna. Sulla preparazione dei Professori non si discute. ma sul resto sono e resto molto critico. La facoltà cui ci iscrive dovrebbe essere un po’ la nostra seconda casa e a Bologna è realmente così, con tanto rispetto da parte di tutti.
A Palermo mi è anche capitato, e non credo di essere il primo, di attendere giornate intere per sostenere un esame o di andare a dei ricevimenti in cui il Professore non si faceva trovare…


LEI HA CITATO IN UN SUO ARTICOLO UNA FRASE DI PAOLO BORSELLINO: “LA LOTTA ALLA MAFIA DEV’ESSERE INNANZITUTTO UN MOVIMENTO CULTURALE.” QUESTO PER QUANTIFICARE IN QUALE MISURA LE MAFIE SI SONO INFILTRATE NELLA VITA QUOTIDIANA DEL PROFONDO NORD E COME I GIOVANI E GLI STUDENTI DOVREBBERO APPROCCIARSI A QUEST’INFAUSTO MALE. QUALI DIFFERENZE CI SONO, SECONDO LEI, FRA GLI STUDENTI DI BOLOGNA E QUELLI DEL SUD, I QUALI “TEORICAMENTE” VIVONO ANCOR DI PIÙ QUESTE PROBLEMATICHE SULLA PROPRIA PELLE?

L’unica speranza siamo noi, i cosiddetti giovani.
Non c’è spazio per altre alternative ma se non si ha un’adeguata educazione, beh allora poi si fa fatica a rapportarsi con questi temi, che si sia nati a Isola delle Femmine o a Bordighera. Ormai si parla di “mafia” al sud come un luogo comune e di “mafie” al nord come uno stereotipo, non pensando al fatto che parlando solo dell’Emilia Romagna sono presenti sette mafie straniere più quattro "nostrane" ( scarica qui il dossier realizzato in collaborazione con l'Università di Bologna )
Oramai le mafie si sono infiltrate in tutti settori dell’economia legale, soprattutto al nord, e si fafatica a distinguere quali locali frequentare la sera. Per dirne una, considerando l’italiano medio, soprattutto lo studente, la situazione non è delle migliori e quando una buona pizza margherita in pieno centro costa 2,5 euro…beh qualche domanda dovremmo pur farcela… Non penso che ci sia una differenza. La differenza è culturale, di storia, ma sul tema trovo più curiosità, quando mi capita di incontrare ragazzi nelle scuole, al nord piuttosto che al sud. Rita Atria diceva che “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi”. Dovremmo partire da questo indipendentemente dal paese di origine.


ESISTE UNA COSCIENZA SOCIALE BEN CONDIVISA FRA STUDENTI CHE STANNO A NORD O A SUD DI ROMA? OPPURE LA CULTURA CONSUMISTA E IL DELIRIO CIBERNETICO/TELEVISIVO HANNO ANNICHILITO OGNI TENTATIVO DI METTERE I GIOVANI CHE STUDIANO DI FRONTE A REALTÀ TERRIFICANTI E ANGOSCIOSE?

Ripeto, per me la differenza è culturale, storica.
Siamo un paese molto più unito di quanto pensiamo di esserlo, se non nelle idee nei fatti, nei consumi ed anche nel tenore di vita. In fondo il traffico di Palermo non è poi così diverso da quello di Milano…


SI PUÒ REALMENTE CANCELLARE IL DIVARIO FRA I VARI ATENEI, INDIFFERENTEMENTE DALLA LORO COLLOCAZIONE GEOGRAFICA? ED ESISTE ANCORA UNA SPERANZA PER UNO STUDENTE, CHE ESSO VIVA A BOLOGNA OPPURE A CATANIA, DI RIUSCIRE NELL’ARDUO COMPITO DI AMPLIARE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE E SOCIALE COME FUTURO CITTADINO DI UNA SOCIETÀ IN CANCRENA?

Lo spero. Sono fiducioso, i tempi sono duri e la cultura e la bellezza sono le uniche armi che abbiamo per recuperare questa disastrata società, indipendentemente dal luogo in cui si vive. Sono molto più scettico invece sulla possibilità di colmare le distanze tra i vari atenei e di certo, le ultime leggi in materia e le varie politiche regionali/nazionali non sono d'aiuto.
Bologna, oltre alla sua storia, ha tanto da offrire ed è la prima tra le Università italiane nella classifica stilata dal QS World University Rankings. Ci sarà pure un motivo

mercoledì 5 dicembre 2012

Bologna, 10 dicembre: La mafia grigia



La Rete NoName, antimafia in movimento vi invita alla presentazione (qui l evento Fb) del libro di Pino Finocchiaro, redattore e conduttore di Rai News 24, "La mafia grigia - la cupola dei colletti bianchi" Editori Riuniti; un’indagine sulla cupola dei cosiddetti “colletti bianchi”, politici, imprenditori e professionisti insospettabili, invischiati in un abbraccio mortale con la mafia. Ad intervistarlo per noi sarà Salvo Ognibene direttore del giornale on-line DIECI e VENTICINQUE e redattore de “I Siciliani Giovani”. 

La presentazione si svolgerà presso la Libreria Trame, Via Goito 3/C, lunedì 10 dicembre alle ore 18.

Qui per acquistare il libro  e qui la recensione di Antimafia Duemila

lunedì 26 novembre 2012

Giù le mani dalla “Catturandi”



Squilla il telefono. Rispondo. “Smantellano la “Catturandi”, diamoci da fare. Ci sentiamo dopo”.
Cerco notizie su internet, faccio qualche chiamata. Niente. Niente di Niente.
L’unica cosa che trovo è un comunicato della segreteria provinciale del SIAP di Palermo (qui http://www.radio100passi.net/radio/index.php?option=com_k2&view=item&id=488%3Astanno-smantellando-la-%E2%80%9Ccatturandi%E2%80%9D-di-palermo ).

Questore e Dirigente della Mobile di Palermo iniziano a smantellare di fatto la CATTURANDI, già la mitica CATTURANDI, squadra formata da quegli uomini sulle cui fatiche e sacrifici si sono, anche, fondate le carriere e le fortune di molti Dirigenti. Sarà un caso che lo smantellamento di questa squadra avvenga per mano del primo che non ci ha ricavato un ragno dal buco?”

Parole durissime. Pesanti. Motivazione ufficiale? Spending review, tagli.
Tagli? La crisi economica è un toccasana per le mafie che riciclano ed investono nei settori in crisi e a Roma che fanno? Tagliano i fondi alla giustizia, alla struttura voluta da Giovanni Falcone, la DIA, alla “Catturandi” di Palermo. Non tagliano la mala-amministrazione, le poltrone in più, gli sprechi, gli F-35. No.
Tagliano i letti d’ospedale, le borse di studio e chiudono la “Catturandi”.

Abbiamo ancora vive le immagini festanti della parte sana della gioventù di Palermo adunatasi sotto la Squadra Mobile. Eravamo lì quando con cori da stadio i giovani, che credevano possibile e volevano una Palermo migliore, inneggiavano alla cattura di Provenzano, dei Lo Piccolo, di Pulizzi, Adamo, Nicchi, Raccuglia…fino all’ultimo recente arresto in Venezuela di Bonomolo. Segno dei tempi che cambiavano, segno di un mondo in evoluzione di una Palermo ogni giorno più solare. Non era solo un reparto della Mobile da incardinare in un’ottica spartitoria di risorse e compiti, é stata ed é il segno che la mafia poteva essere sconfitta, che i suoi mostri sacri non erano intoccabili, che vincere era possibile, che IL SANGUE DEI TROPPI COLLEGHI CHE CI HANNO PRECEDUTO NON ERA STATO VERSATO INVANO. Sulle fredde scrivanie dei ragionieri delle ragioni dei conti e degli “straordinari” e delle “missioni” tutto ciò non é valso a nulla”.

La  “Catturandi” sono persone che hanno dedicato la loro vita allo Stato, al loro lavoro.
Non sappiamo se siano uomini o donne, non sappiamo nulla.
L’unica cosa che ci è concessa sono i loro occhi. Gli occhi della Sicilia che vuole cambiare.
Non possiamo accettare tutto questo in silenzio.
Vogliamo delle risposte, dal Questore di Palermo (questore.pa@poliziadistato.it) e dal Ministro Cancellieri (scrivialministro@interno.it).

Questa  è una questione che riguarda i mezzi per la lotta alla mafia e che quindi riguarda
TUTTI  I CITTADINI”.

Giù le mani dalla “Catturandi”.

domenica 25 novembre 2012

Telejato sbarca a Palermo e arriverà anche a Messina.





Telejato sbarca a Palermo e arriverà anche a Messina. Dopo Trapani, Palermo Provincia e parte di Messina al canale 273 sarà possibile vedere Telejato anche in tutta Palermo e Agrigento.

Ci hanno provato a spegnerla quella piccola tv di rompicoglioni, ci hanno provato più volte.
L’ultima 2 mesi fa, a pochi giorni dall’inaugurazione ma Pino Maniaci si sa, è uomo di parola.
L’aveva promesso: “entro la fine dell’anno accenderemo Telejato a Palermo ed in buona parte dell’isola”.

Da oggi Telejato trasmette su tutta Palermo fino a coprire parte della provincia di Messina.

E già potete immaginare domani, il primo saluto sarà fatto con tanto di dedica a buona parte dei carcerati dell’Ucciardone, del Pagliarelli e ai Cavallacci di Termini Imerese.

Telejato c’è! Canale 273!

mercoledì 21 novembre 2012

Bologna 27-30 novembre. DIECIeVENTICINQUE, un anno dopo




Dieci e Venticinque festeggia un anno dalla sua nascita con una serie di incontri alla
Facoltà di Giurisprudenza di Bologna

Dieci e Venticinque organizza una piccola rassegna di incontri e dibattiti concernenti il lavoro svolto nel suo primo anno di vita, all'interno della rete d'informazione dei Siciliani Giovani. Gli incontri si svolgeranno il 27,28,29 novembre nella Sala Armi della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna (Via Zamboni n.22), mentre il 30 nei locali di Leggere strutture, Via Ferrarese 169/A
-        27 novembre ore 17,00 "I Siciliani giovani: un anno (più trenta) di libertà" (tra gli ospiti Riccardo Orioles, la Prof.ssa Stefania Pellegrini ed il Presidente regionale dell'Ordine dei Giornalisti Gerardo Bombonato);
-        28 novembre ore 17,30 "Antimafia al nord: facciamo rete" (tra gli ospiti Giacomo di Girolamo, Gaetano Alessi e Alessandro Gallo), seguito dalla proiezione del documentario "Global mafia" realizzato da Stampoantimafioso;
-        29 novembre ore 17,00 "Stragi e mandanti. Sono davvero ignoti gli ispiratori dell'eccidio del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna?" ( con Libero Mancuso, Claudio Nunziata e Roberto Scardova);
-        30 novembre ore 17,30 "Bit Coin, ebook e nuova editoria" ;
Il tutto sarà anticipato dalla presentazione delle iniziative e da un aperitivo di apertura, giorno 24 novembre ore 18, al Boscolo Hotel Tower (via Lenin 43). L'intento dell'iniziativa è far conoscere alla cittadinanza bolognese e alla stampa locale questa piccola realtà d'informazione, nonchè creare uno spazio di scambio divulgativo su temi determinanti della nostra società.
Per ulteriori informazioni è possibile contattarci all'indirizzo redazione@diecieventicinque.it , oppure consultare il sito www.diecieventicinque.it.


SI PREGA DI CONSIDERARE IL PRESENTE COME INVITO E DI DARNE LA MASSIMA DIFFUSIONE.

mercoledì 31 ottobre 2012

La rivoluzione? E’ già iniziata, dicono




Editoriale per Ad Est

“Abbiamo vinto! Cose da pazzi!”. Un felice Bersani commenta l’elezione a Presidente della Regione Sicilia dell’ex PCI Rosario Crocetta. 13,40 % e quattordici seggi all’Ars per il Partito Democratico. A Parma secondo il segretario del Pd, nelle ultime comunali, avevano “non vinto” andando al ballottaggio, in Sicilia con un
 + 0,50 % rispetto al partito del famoso 61 a 0 invece hanno vinto mentre il Pdl ha fallito. Punti di vista ma la rivoluzione è iniziata ad agosto a quanto pare, quando, dopo l’annuncio per la corsa a Palazzo d’Orleans, l’Udc decise di sostenerlo, seguirono poi il Pd, il Psi e l'Api. E’ bene ricordarlo e riconoscere che ancora una volta i vincitori sono gli uomini di Casini e dimostrano di essere il partito più capace nella storia della Sicilia. Dopo otto anni con Totò Cuffarò, quattro anni e mezzo con Raffaele Lombardo si apprestano a governare insieme al primo Presidente dichiaratamente omosessuale della storia siciliana.

39 seggi su 90 per la coalizione vincente, niente maggioranza in aula. Gli “attivisti” del Movimento cinque stelle, 15 poltrone e primo partito, non faranno alleanze, i 5 deputati di Miccichè ed i 10 dell’Mpa attendono alla porta future alleanze, crocchè a parte. Cambiare tutto per non cambiare niente? Forse. Certo che se il nuovo Presidente di Palazzo D’Orleans sarà un po’ “choosy” a breve ci toccherà tornare alle urne.
Il nuovo identikit dell'Ars è mutato grazie allo sbarco di ben quindici “grillini”, il gruppo più numeroso, davanti a quello di Pd (14), Pdl (12), Udc (11), Mpa (10), Lista Crocetta presidente e Grande Sud (5 ciascuno), Cantiere popolare  e Nello Musumeci Presidente (4 seggi ciascuno). Fuori Italia dei Valori, Sel, Rifondazione, Verdi, Fli, Forconi e anche sCateno De Luca. E’ mutato lo scenario, dicevamo, ma rientrano all’Ars anche Nino Dina, uomo simbolo dell’Udc targata Cuffaro e Lino Leanza, vice di chi sta scontando una pena a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, ora rieletto nel listino di Crocetta, dopo essere stato capogruppo del Mpa.

I numeri, le uniche certezze, ed un debito che a fine 2012 sarà di sei miliardi di euro.
Rosario Crocetta, votato da un siciliano su sei, annuncia la sua rivoluzione e cita il Che durante i primi festeggiamenti.
La rivoluzione però distrugge tutto, non lascia più niente e allora speriamo in una rivolta e che il nostro Governatore non sia scaramantico perché gli ultimi due Presidenti di Regione hanno concluso in anticipo la loro legislatura per fatti di mafia, con un’Udc sempre in prima fila.
No, non c’è una vittoria. La nota positiva sono le 15 deputate ma con un astensionismo del 53% non c’è nulla da festeggiare. Non ha vinto nessuno e la Sicilia è sull'orlo del baratro.

Chiesero una volta a Sciascia di trovare un aggettivo che in sé bastasse a riassumere la Sicilia. Sciascia rispose: irredimibile. Gli daremo un’altra volta ragione? Auguri Presidente Crocetta.

domenica 28 ottobre 2012

Chi vincerà le elezioni in Sicilia? #elesicilia35 ha già vinto


I veri vincitori di questa campagna elettorale sono #EleSicilia e#EleSicilia35 grazie al lavoro di un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione con la passione del web 2.0 che hanno fiutato, per primi, l’opportunità di portare la competizione elettorale siciliana sui social. Lo rivela uno studio della Neodimio, una società siciliana che si occupa di marketing strategico e comunicazione .
Milioni di tweet, migliaia di contatti per il webstreaming, migliaia di commenti, #elesicilia35 entrata nei trend topic nazionali. Ecco i numeri di #elesicilia35, un successo strepitoso del tutto meritato. L’iniziativa è nata un mese fa dall’idea di un gruppo di under35 http://www.ele35.it/elesicilia35/ che si sono aggregati spontaneamente sui sociali network. Una cooperazione, quella dei giovani siciliani, rafforzata dal seguitissimo blog http://www.elezionisicilia.net/ e da http://www.politw.it/, il più grande aggregatore di notizie politiche in Italia.
Una novità assoluta quella di #elesicilia35 non solo per la Sicilia ma per tutta l’Italia: finalmente i giovani si sono ripresi uno spazio che gli era stato sottratto, quello di intervenire in un contesto socio- politico che li aveva del tutto esclusi.
Il format editoriale #Elesicilia35, con una redazione e un direttore responsabile che si è svolto il 7 ottobre da Scenario Pubblico a Catania e il 22 ottobre da Sporting Village a Palermo ha reso protagonista il pubblico del web che è intervenuto su twitter (hashtag #EleSicilia35) per suggerire domande per alcuni dei probabili eletti all'Assemblea regionale siciliana e commentare le proposte.
I veri vincitori di queste elezioni sono i giovani siciliani di #elesicilia35 che sono tornati a battersi per una Sicilia migliore con la volontà comune di creare una vera democrazia partecipata e un futuro condiviso  

mercoledì 24 ottobre 2012

Regionali in Sicilia tra mafia e antimafie



Di Salvo Ognibene

"Le medagliette sul petto danneggiano il movimento”. Lo dice Giuseppe Todaro, che quattro anni fa ha denunciato il racket e da allora vive sotto scorta per aver fatto quella che per molti è la scelta sbagliata. E’ il numero due dell'associazione anti-racket “Libero Futuro” e vicepresidente con delega alla Legalità di Confindustria Palermo.
Sicilia, terra di mafia. E di antimafie.
Questa campagna elettorale si sta giocando in particolar modo sul tema della lotta alla mafia, doveroso in una regione dove gli ultimi Presidenti di Regione hanno chiuso il proprio mandato con fatti connessi all’organizzazione criminale.
Cuffaro  e Lombardo gli ultimissimi, il primo condannato a 7 anni  per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, il secondo indagato anche per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa.

I candidati principali sono sicuramente Nello Musumeci (Pdl, La Destra), Rosario Crocetta (PD, UDC, API, PSI), Gianfranco Miccichè (Partito dei Siciliani, ex Mpa, Grande Sud), Giancarlo Cancelli del movimento 5 stelle e la coppia Marano/Fava (Sel, Federazione dei Verdi, Federazione della Sinistra; IdV).
Claudio Fava, prima di passare la palla alla sindacalista della FIOM, alla presentazione ufficiale della sua candidatura, era accompagnato da Rita Borsellino, Nando Dalla Chiesa e dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando. A chi lo accusava di aver spaccato il “fronte antimafia” ha sempre risposto che la sua candidatura si è posta come segno di rottura con il lombardismo ed il cuffarismo, frase di rito ma vera e ripetuta più volte durante campagna elettorale. Giovanna Marano, inseritasi al photo-finish alla corsa per la Presidenza della Regione, non ha certo perso occasione per ribadire con forza quello che dovrebbe essere il presupposto di tutti quelli che si candidano a rappresentare il popolo siciliano, NO alla mafia e al malaffare, senza se e senza ma.
Da Cancellieri abbiamo sentito poche parole su questo tema anche se i 12 punti del suo programma parlano chiaro mentre Grillo continua a ironizzare sul fenomeno pur sentendo la pesantezza del tema. Certamente esce dal coro degli “antimafiosi”, sia da quelli veri, sia da quelli che a cui piace l'etichetta e fa proclami a vanvera. Non è un caso che anche Cuffaro gridava ai quattro venti che “la mafia fa schifo”, salvo poi beccarsi una condanna a 7 anni.
Grillo subito dopo la traversata a nuoto e lo sbarco in Sicilia ha dichiarato che il suo è stato terzo negli ultimi 150 anni, dopo Garibaldi che portò i Savoia e gli americani che portarono la mafia, dimenticando però che la mafia negli stati uniti fu d'esportazione e bisogna riconoscerlo.

Rosario Crocetta che si diverte a gridare presuntuosamente di essere il nuovo Giuseppe Fava è stato indicato come candidato a Presidente dalla Regione dall’Udc ed alcuni dirigenti del Pd oltre che da Api e Psi. Esatto l’Udc quel partito che ha governato con Cuffaro, sostenuto Lombardo e che ha come dirigente massimo nell’isola Giampero D’Alia, uomo di Cuffaro, ma ormai anche questa non è una novità. Del resto anche lo stesso Crocetta sosteneva questa posizione (vedi)  dopo un lungo battibecco con l’esponente dell’Udc.
E intanto Massimo Russo, Vicepresidente attuale della Regione Sicilia ammette: "Voglio fare l'assessore di Crocetta", affermazioni subito accolte con entusiasmo da alcuni sostenitori dell’ex Sindaco di Gela, cosa che probabilmente gli garantirà un assessorato. Assessorato che sicuramente andrà, in caso di vittoria, a Lucia Borsellino, figlia di Paolo Borsellino. E di commentare non ne ho proprio voglia.
E non c’è da stupirsi se oltre ai proclami di liste pulite ai cori di no ai condannati troviamo tra le fila dell’Udc Pippo Nicotra, nonostante un passato contraddistinto dalla vicinanza alla mafia, ma senza condanne, requisito essenziale per le famose “liste pulite”. Imbarazzante è stato anche il silenzio sulla scelta della Provincia di Trapani, guidata da Mimmo Turano attuale candidato dell'Udc, di ritirarsi dalla costituzione di parte civile in importanti processi di mafia, tra i quali quello per il delitto Rostagno e contro Messina Denaro.
Insomma Lombardo correrà con Miccichè contro il pm “antimafia” Russo, che sosterrà l’ex Sindaco, “antimafia” a detta di molti, Crocetta.
Lombardo, che a suo dire, nonostante i fatti di mafia che lo hanno coinvolto, ha fatto di più nella lotta alla mafia in Sicilia e che dopo aver cambiato nome al partito scarica Russo, dopo averlo lanciato alla corsa alla Presidenza della Regione preferendogli Gianfranco Micciché, fondatore di Forza Italia in Sicilia, braccio destro di Marcello Dell’Utri. Miccichè sostenuto anche dal patron del Palermo Calcio Maurizio Zamparini e ricordato, oltre che per essere stato un assuntore di cocaina (ora dice di aver smesso e potremmo anche credergli) per l’incredibile richiesta di cambiare nome all’aeroporto di Palermo dedicato a Falcone e Borsellino, perché “trasmette un immagine negativa con il loro nome”.
E per chi l’avesse dimenticato Miccichè lo sottolinea e lo ripete, anche in questa campagna elettorale.

“Basta con i predicatori dell'antimafia”, anche Musumeci si scaglia contro i falsi “professionisti”, e lo stesso, pur contando su un “rispettabile” passato è appoggiato da quel Pdl, ex Forza Italia, partito fondato da Dell’Utri e Berlusconi e “frutto della trattativa con la mafia" che di certo negli anni non si è distinto al di là dei proclami e della bassa politica per l’impegno “antimafia” anzi…non bisogna certo ricordare le tante leggi dei Governi Berlusconi andate nel senso opposto. Appoggio incondizionato anche dal PID di Saverio Romano, si quel Saverio Romano, che oltre alle varie vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto è uno dei principali sostenitori di Musumeci, lancia appelli a Miccichè ed esprime perplessità sull’accordo Pd-Udc.

Insomma la mafia anche qui c’entra. Antimafia e politica si rimandano, si chiamano, si  confondono.
Nella terra che 11 anni fa tributava quel 61 a 0 al partito di Dell’Utri, dopo gli anni di malgoverno Cuffaro-Lombardo, dovrebbe assolutamente esistere una vera svolta antimafia, che esiste ma è da ricercare tra le varie “antimafie” quando dovrebbe porsi come elemento di base per poter fare politica in Sicilia.
L’antimafia, quel partito che continua a mancare in un terreno dove spesso si abusa di questa parola e buona parte dei nostri candidati questo lo sa bene mentre la mafia rimane sempre unita e quei presunti 150.000 voti che riesce a gestire come sempre convergeranno sul candidato più affidabile, facile da immaginare.

La mafia entra come sempre a gamba tesa nella campagna elettorale per la corsa alle prossime regionali, chiedendo favori in cambio di voti, chiedendo insomma di “andare a braccetto con Cosa nostra” come ha affermato il neo-avvocato generale Ignazio De Francisci.
“Ogni tanto si acchiappa qualche frase tra un mafioso e l'altro, che dicono 'ma tu chi appoggi? Per chi voti?'. Al di là dei nomi, spunta sempre una frase del tipo: 'I discursi s'hanno a fare chiari'. I voti quindi non si danno più per simpatia o antipatia, e mai per ideologia, ma solo in cambio di impegni precisi”. Del resto, ricorda il magistrato, “c'è una tradizione di politica e mafia che vanno a braccetto. Siccome siamo in campagna elettorale è giusto per chi fa il mio mestiere ricordare a tutti che chiedere voti alla mafia è reato. Ogni tanto qualcuno se lo scorda...”.
Persone oneste, siciliani veri, miei corregionali, aprite gli occhi ed il cuore e pensate bene dove tracciare con quella matita, più forte di qualsiasi arma il prossimo 28 ottobre.
Voglio chiudere con un sfogo, non il mio ma quello di un grande siciliano che ha dato la vita per la nostra bella isola. Pensate anche a lui quando entrerete in quella cabina elettorale, agite da uomini liberi come lo era lui.

Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il voto a un uomo politico corrotto, ignorante e stupido, solo perché una volta al potere ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione a un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua…” 

martedì 9 ottobre 2012

Tre ore di diretta, duemila contatti, 1500 tweet. #EleSicilia35 tra le 10 parole più usate su Twitter: tra web, giovani e politica è stato amore a prima vista


Quasi tre ore di diretta streaming rilanciata da siti e testate in tutta la Sicilia. Duemila contatti con la diretta in webtv, 1500 tweet con l'hashtag #elesicilia35, entrato nei topic trend italiani. Ecco i numeri di Elesicilia35, un risultato eccezionale per un evento che parlava di politica ai giovani fuori da schemi prestabiliti e spezzando le solite liturgie televisive. Il dibattito è stato organizzato in dieci giorni da un gruppo di under35 senza tessera di partito, che si sono del tutto autofinanziati.

Lo scopo dell’evento era quello di rendere i ragazzi protagonisti attivi nello scenario socio-politico della propria terra: i siciliani sparsi per l’Italia e per il mondo si sono sentiti chiamati a intervenire su twitter e facebook, seguendo la diretta web-tv. Il pubblico ha partecipato attivamente al confronto tra candidati, dimostrando interesse per le tematiche trattate ed esprimendo liberamente assenso e dissenso nei confronti dei programmi di alcuni dei futuri eletti all'Assemblea regionale siciliana.

Al talk show politico, svoltosi presso Scenario pubblico a Catania, hanno partecipato importanti rappresentanti di partito e facce nuove della politica rigorosamente sotto i 35 anni di età. I primi ad entrare in scena sono stati D’Asero (Pdl), Fava (Sel-Idv-Verdi), Fleres (Grande Sud-Mpa) e Forzese (Udc-Pd). Nella seconda parte del dibattito sono stati protagonisti i candidati under 35 Cannavò (Pdl), Castello (Grande Sud), Currò (Movimento 5 stelle), Tomarchio (Comunisti italiani).
Si è parlato dei costi della politica, del disastro della sanità italiana, di quote rosa e pari opportunità nella prima parte del dibattito; di ambiente ed ecomafie, banda larga , beni culturali e occupazione giovanile nella seconda tranche. Ne esce una fotografia poco incoraggiante della politica nostrana: chi ci ha governato finora ha sbagliato, ed è stato in parte ammesso anche dai big rappresentanti di partito intervenuti.

«L’avventura di #Elesicilia35 non si ferma qua - dicono gli organizzatori. La tappa catanese di domenica 7 ottobre è solo il primo passo della riscossa degli under35 siciliani. Creeremo un osservatorio sulla politica siciliana, con un punto di vista generazionale. Abbiamo ricevuto molte offerte per replicare il format nelle prossime settimane».

Il racconto attraverso l'hashtag #EleSicilia35 > http://sfy.co/nABw
Il video sui giovani siciliani emigrati all'estero > http://youtu.be/-jK7X73sXcg
Le foto dell'evento del 7 ottobre > http://goo.gl/sRCJG
Le domande poste ai candidati > http://goo.gl/V171M
La cronaca del dibattito > http://goo.gl/0FFso

Qui il sito di #EleSicilia35 (clicca)

mercoledì 3 ottobre 2012

Incendiata la postazione tv di Telejato ma giovedì verrà comunque inaugurata la nuova sede e i nuovi canali



Il direttore di Telejato Pino Maniaci ha sporto denuncia presso la caserma dei Carabinieri di Alcamo, in merito all’incendio doloso che ha infuocato Monte Bonifato lo scorso sabato danneggiando gravemente la postazione della nostra emittente. Che l’incendio di Monte Bonifato sia di natura dolosa non vi sono ormai più dubbi, le forze dell’ordine stanno adesso cercando di capire da dove sono partiti i roghi.
Questa mattina il tenente della compagnia di Alcamo si è recato sul posto per effettuare i rilievi: anch’egli si è sorpreso di come una porta di ferro – quella del gabbiotto dove sono custodite le attrezzature che permettono a Telejato di trasmettere il segnale – posso bruciare senza che davanti vi sia vegetazione. L’ipotesi è a dir poco inquietante: per l’intera giornata di sabato le fiamme hanno avvolto Monte Bonifato, ma l’unica emittente danneggiata è la nostra. Il nostro tecnico ha quantificato 25mila euro di danni, una cifra spropositata che pesa come piombo considerando che arriva in un momento particolare: Telejato ha appena traslocato in una nuova sede, a breve inaugurerà due nuove canali e trasmetterà nella provincia di Palermo, in quella di Trapani e ad Agrigento. L’incendio di sabato ci lascia perplessi, inutile negarlo. Non amiamo fare le vittime, preferiamo conservare le energie per fare bene il nostro lavoro, ovvero: informare i cittadini in modo onesto e scrupoloso. Ed è per informarvi che vi raccontiamo i fatti, anche se questa volta i fatti sono nostri: il terreno che circonda il gabbiotto – contenente le apparecchiature – è totalmente annerito dalle fiamme, così come la struttura, sia internamente che esternamente. A destare impressione è soprattutto la porta d’ingresso in ferro: difficile capire come abbia potuto prendere fuoco, visto che non vi è vegetazione a rischio intorno. Difficile capire come fra tutti i gabbiotti delle emittenti private, l’unico a subire danni sia stato quello di Telejato.
Meno difficile capirlo se questo accade quattro giorni prima dell’inaugurazione della nuova sede. Fra gli invitati ci saranno nomi noti della procura palermitana, saranno presenti le più importanti, associazioni antimafia. Quella del prossimo 4 ottobre voleva essere una festa e lo sarà perché nel giro di pochissimo tempo, 48 ore al massimo, il segnale ritornerà a coprire l’intera gamma di comuni così come previsto prima dell’incendio. Quella di giovedì rimane una data importante: adesso non sarà solo una festa, ma una più forte dichiarazione d’intenti. Se qualcuno vuole fermarci, non ci è riuscito in passato, e non ci riuscirà adesso. Ora più che mai, in attesa dello svolgimento delle indagini, abbiamo il dovere di fare il nostro lavoro con la schiena dritta, così come lo abbiamo sempre fatto. Speriamo che le nostre ipotesi siano sogni di pazzi e non siano realtà. Non possiamo negare il rammarico e il grande sforzo che la redazione sta facendo per restituire Telajato ai suoi cittadini nel più breve tempo possibile. Se il nostro lavoro spaventa qualcuno, noi non possiamo fare altro che continuarlo. Certi eventi ci convincono sempre di più che stiamo facendo bene.

La redazione di Telejato



Manca solo un giorno all’inaugurazione (vedi) della nuova sede, da cui Telejato comincerà a trasmettere nelle province di Palermo Trapani e Agrigento. La sua voce si sta allargando. E questo fa paura.
L'inaugurazione della nuova sede, sita in contrada Timpanella, sarà domani giovedì 4 ottobre alle 18.
Verranno accesi durante la giornata i segnali delle nuove emittenti Telejunior e Tele Partinico sulla provincia di Palermo, Trapani, Agrigento e parte di Messina.
Tra gli altri saranno presenti, Riccardo Orioles, Antonio Ingroia, Piergiorgio Morosini e Leonardo Guarnotta.

mercoledì 26 settembre 2012

Intervista a Paolo Bolognesi, Presidente dell'associazione della strage di bologna


Di Salvo Ognibene e Beniamino Piscopo

D: La domanda che credo tutti si siano fatti ripensando al 2 Agosto è “perché?”. Tutti gli atti, anche i più brutali, hanno uno scopo o una logica seppur orribile. Qual è il senso di quella bomba?
R: Creare una situazione di tensione, affinché l’opinione pubblica fosse orientata verso un blocco moderato. Noi abbiamo avuto un periodo piuttosto lungo in cui il regolare corso democratico del nostro paese è stato condizionato da stragi e terrorismo. Prima c’è stata la strategia della guerra rivoluzionaria promossa dall’istituto Pollio, quella che considerava qualsiasi metodo, anche il più riprovevole, lecito e giusto purché il partito comunista non andasse al governo . Poi c’è stata la strategia della loggia P2 che prevedeva lo svuotamento dall’interno delle istituzioni attraverso il controllo di quest’ultime: il cosiddetto “ piano di rinascita”. Non è un caso che nel periodo della strage di Bologna, tutti i vertici dei servizi fossero iscritti alla P2.

D: Chi è stato?
R: Facciamo un discordo molto chiaro. In Italia ci sono state tredici stragi, escluse quelle di mafia. In tutte non si è arrivati ai mandanti, in tutte abbiamo avuto i servizi segreti che hanno cercato di depistare, proteggendo gli esecutori materiali. In alcuni casi si è arrivati a trovare gli autori materiali attraverso i collaboratori di giustizia. Una sola volta per via giudiziaria: nel caso della strage di Bologna. Ora, i vertici dei servizi sono nominati dalla presidenza del consiglio, quindi è lì che bisogna cercare i mandanti, quelli che hanno la responsabilità politica delle stragi. Una prova che non si sta parlando di fantapolitica ne è la trattativa tra Stato e mafia nei primi anni novanta, che oggi è ormai un fatto indiscutibile.

D: Da allora la fiducia nello Stato nel corso degli anni è diminuita o aumentata?
R: Per quanto riguarda noi, senza fiducia nelle istituzioni non avremmo nemmeno un senso da dare a quest’associazione. Con la nostra presenza e la nostra ricerca noi vogliamo dare una mano alle istituzioni. Un conto è lo Stato, fare valutazioni su chi ne ricopre le cariche è un altro.

D: Qualcuno dice cinicamente che lo Stato non può condannare se stesso. Lei è d’accordo con questa affermazione?
R: Questa è un’affermazione generica che semplifica troppo le cose. Ricollegandomi al discorso di prima, io credo nelle istituzioni, la valutazione su chi ricopre le cariche è un altro conto.

D: Crede che un periodo difficile, pieno di tensioni sociali come questo, possa ricreare le condizioni che portarono alle stragi? Oggi sarebbe possibile un nuovo 2 Agosto?
R: È un momento che può portare a rivivere situazioni molto tragiche. Ovviamente il quadro è molto diverso da allora, tuttavia oggi c’è un movimento tra i partiti e un rimescolamento che può scombussolare le carte, creare dei vuoti di potere a cui bisogna stare molto attenti. Inoltre oggi con la rete è molto più semplice organizzarsi.

D: Qual è lo scopo dell’associazione?
R: Avere giustizia, che per noi significa sapere la verità. Conoscere gli esecutori materiali è importante ma il cerchio si chiuderà quando e se si arriverà ai mandanti. O arrivi a svelare e punire determinate azioni in via giudiziaria, oppure sei condannato a riviverle costantemente, senza arrivare alla parola fine su questa strategia che ha frenato lo sviluppo democratico del nostro paese.

D: Dopo dieci anni è arrivata la sentenza definitiva della cassazione sui fatti della Diaz, che ha decapitato i vertici della polizia. È un segnale positivo? Può fare da caso apripista per avere in Italia una giustizia vera e terza?
R: Certo, secondo me si. È solo un fatto positivo che ci sia stato un riconoscimento delle responsabilità di alti vertici delle istituzioni. Anche qui però mancano i politici.

D: Crede sul serio che potrà mai venire a galla la verità sulle stragi?
R: Perché no? Noi ci proviamo. Ci impegneremo affinché si rendano pubblici i documenti dei tribunali e continueremo a portare avanti la nostra battaglia per l’abolizione del segreto di Stato. Sono sfide proibitive ma se non ci provi non potrai mai vincerle.

D: Qual è la soddisfazione più grande che le ha dato il suo impegno nell’associazione?
R: Vedere che l’associazione è diventata un punto di riferimento a livello internazionale, anche per studiosi esterni. A volte capita che le ambasciate che hanno visto i propri concittadini coinvolti in incidenti qui in Italia, chiamino prima noi e poi il ministero degli interni.

D: Questo giornale si chiama Diecieventicinque perché crediamo che il modo migliore per evitare che simili fatti si ripetano sia conservarne la memoria. Lei vede questa consapevolezza nelle nuove generazioni?
R: Si, la vedo. Facciamo molta attività nelle scuole ed è bello vedere i ragazzi reagire con partecipazione alle nostre iniziative. Penso anche alle commemorazioni che ogni anno celebriamo il 2 Agosto qui a Bologna in ricordo della strage. Ogni anno di giovani ne vedo sempre di più e sempre più consapevoli. Lo considero un segnale importante: vuol dire voler esserci.

mercoledì 19 settembre 2012

Riina junior a Padova...


Sono passati 20 anni e forse la celebre frase del Gattopardo "cambiare tutto per non cambiare niente" non suona più come un'espressione da citare nel suo pieno significato: forse qualcosa è cambiato. E forse proprio in Sicilia. Probabilmente perché oggi al nord la 'ndrangheta domina su tutto e "cosa nostra" invece trova poco spazio fuori dalla sua terra: le stragi del '92 ed i continui debellamenti delle cosche mafiose pesano come un macigno nelle coscienze dei siciliani giusti. 

E ancora, la rivolta dei lenzuoli, i movimenti antiracket, i figli di quelle stragi che lottano in prima linea per difendere la nostra "bedda" Sicilia. Merito delle forze di polizia, della gente comune che si indigna e si ribella. Della magistratura che fa rimbombare forte il martello dentro quei tribunali. Merito di ogni singolo individuo che con veemenza dichiara guerra alla mafia, denunciando le atrocità di questo cancro che, per anni, ha infettato il nome della Trinacria; contrariamente a quanto avveniva ai tempi di Riina, epoca ricordata per lupare e coppole, in quei tempi quando la parola "mafia" gelava il sangue nelle vene, si soccombeva per omertà e soprusi. E Se pensiamo a tutto questo, allora si, qualcosa è cambiato. 

Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito del boss di Corleone, giunge a Padova lo scorso 14 aprile 2012, portando con se il fardello di una fedina penale tutt'altro che nitida: condannato per associazione mafiosa, viene scarcerato il 29 febbraio 2008 per decorrenza dei termini. Il 2 ottobre 2011, dopo aver scontato completamente la pena, pari a 8 anni e 10 mesi, viene rilasciato sotto prevenzione con obbligo di dimora a Corleone e successivamente trasferito nella città di Padova.

Il probabile motivo dell'abbandono della città di Corleone è da ricercare nella comparsa della famiglia Inzerillo "gli scappati" che dall'America ritornavano nella terra natia, così il trasferimento della sorella maggiore Maria Concetta a San Pancrazio Salentino, vicino Mesagne, e di "Salvuccio" in terra veneta, andato via da Corleone perché, si diceva, non essere all'altezza del padre.

Giuseppe Salvatore Riina dal giorno del suo arrivo, accompagnato dalla madre Ninetta Bagarella e dall'Avv. Francesca Casarotto, aveva dichiarato «Sono felice di essere a Padova, spero di essere messo nelle condizioni di fare una vita normale da giovane uomo», e di fronte alle accuse di chi temeva che la sua sola presenza fosse bastata ad attirare a Padova la criminalità organizzata, lui aveva assicurato: «Sono venuto qui per lavorare e continuare gli studi, visto che sono iscritto all'Università di Padova.».

Giuseppe, in terra straniera, viene accolto dalla signora Tina Ciccarelli, responsabile della Onlus che avrebbe dovuto seguire il rampollo di casa Riina e accompagnarlo nel percorso rieducativo.
Il profilo basso che quest'ultimo aveva mantenuto per un breve periodo, forse il tempo necessario per conficcare in profondità le radici nel terreno padovano, si è dissipato in breve tempo perché lusso e bella vita sono vizi difficile da sradicare. Così, lo si vede spesso alla guida di una BMW di grossa cilindrata pur non avendo la patente, alle feste a Villa Barbieri indossando abiti firmati e in compagnia di belle donne. E' così che oggi va in giro il "nullatenente" Riina nella città padovana. 

Sottovalutato dalla città e delle istituzioni o da qualcuno che finge di non riconoscere il figlio del "capo dei capi"? Sembra infatti che nonostante i divieti imposti, le frequentazioni malavitose proseguono indisturbate e le amicizie del carcere di Via due Palazzi producano ottimi profitti economici: traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro.

Queste, le attività portate avanti dal rampollo di Corleone. 
Ma non è tutto. Le frequentazioni dei "corleonesi" proseguono anche a distanza e buona parte degli affari vengono trattati con corregionali. In particolare l'attenzione è da porre su una pasticceria nel pieno centro a Padova, oggi gestita da un siciliano e a quanto pare appartenuta prima, alla mafia del brenta.

Riina jr. è arrivato a Padova con le idee chiare e gli amici pronti ad accoglierlo, come un pregiudicato di Corleone con cui Riina si vedeva già nel paese e che lavora in una fabbrica di ceramica vicino Padova e che, da quanto ci viene riportato da fonti attendibili, sia in intimità con l' avv. Francesca Casarotto, ve la ricordate? La stessa che accompagnò Riina il giorno del suo arrivo nella città padovana e che lo assiste legalmente. 
Casualità vuole che lo stesso lavori in questa fabbrica che esporta ceramiche in una fantomatica ditta di Trapani di proprietà, pensate un po', di Toni Ciavarello, cognato di Riina e marito della sorella maggiore Maria Concetta (lo stesso rinviato a giudizio per essersi finto avvocato per divorzi «lampo» in Spagna). La vicenda però appare ancora chiara e su questa stanno indagando i ragazzi di Telejunior. 
E non finisce qui. La famiglia Riina sembra che abbia interessi con traffici poco chiari a Firenze curati da Vincenzo Bellomo, marito della sorella minore, Lucia.
"Papà mi ha insegnato a rispettare gli altri - aggiunge - perché non è l'uomo descritto dalle cronache giornalistiche o dalle sentenze, ma un padre affettuoso, pieno di attenzioni e di principi. 

Non sono il boss prepotente e sbruffone che hanno dipinto. Sono un uomo che vuole riappropriarsi della sua vita. Anche se mi chiamo Riina" ed annuncia l'uscita di un libro, Giuseppe Salvatore Riina, in un'intervista al mensile "Oggi". Certo che se veramente queste sono le sue attività a Padova per arrivare a definirlo "boss come lo hanno dipinto" ce ne vuole e non poco.
Chissà cosa penserà "Totò u'curtu" l'uomo che terrorizzò l'Italia negli anni '90, che da Corleone "cu li pedi n'critati" prese il comando di cosa nostra ed oggi si ritrova in carcere mentre figli e famiglia si dilettano in queste piccole attività delinquenziali. Beh, ad ogni modo dal figlio del "capo dei capi" ci saremmo aspettati di più.

fonte Telejato

mercoledì 12 settembre 2012

Sottoscrizione per I Siciliani giovani


1982-2012, l'aria della libertà.

IT 28 B 05018 04600 000000148119
                                                 http://issuu.com/isiciliani/docs/sgdepliant

Vi ricordate l’anno scorso quando Santoro vi chiese i soldi per il suo “servizio pubblico”?
10 euro per sostenere il progetto. In 100.000 risposero, una grande dimostrazione di affetto e di sostegno sicuramente. Lo sapevate che dal prossimo 25 ottobre Servizio Pubblico andrà in onda su La7? E i soldi che avevate dato per creare quel progetto autonomo?
Vi sono stati restituiti?
Noi adesso vi chiediamo di sostenerci, promettendo di non passare a La7.

E’ passato un anno da quando, il nostro Direttore Riccardo Orioles, dal Festival del Clandestino, annunciava ai microfoni di Telejato la rinascita de I Siciliani. Non abbiamo più rifatto un giornale, abbiamo fatto I Siciliani giovani, che, poi, forse, lo eravamo già.
I siciliani sono un gruppo, sparso per l'Italia, DIECIeVENTICINQUE a Bologna, Stampo antimafioso a Milano, Telejato, Il Clandestino, Napoli Monitor e potrei continuare. I Siciliani sono un patrimonio comune, sono ragazzi e ragazze sparsi un po' in tutta Italia, sono anche professionisti e giornalisti come Mazzeo, Capezzuto, Finocchiaro, Salvo Vitale, Pino Maniaci.

I Siciliani siamo noi giovani, che almeno qui non rappresentiamo il futuro, siamo il presente e lo viviamo da protagonisti con a fianco degli ottimi maestri. Abbiamo provato a mettere insieme il vecchio e il nuovo, passato e futuro, vivendo insieme in questo presente.

I Siciliani giovani dallo scorso dicembre hanno faticato e lavorato, e quello che abbiamo fatto l’avete visto, ci siamo anche beccati le denunce e le intimidazioni.
Siamo nati perché Giambattista Scidà ci ha ridato l'idea, perchè Giancarlo Caselli e Nando Dalla Chiesa si sono imbarcati con noi, su questa barca che vuole attraversare e raccontare la Sicilia e l'Italia, insieme, facendo rete, perseverando quella pubblica verità che ci ha insegnato il Direttore de “I Siciliani”, Pippo Fava.
I Siciliani giovani però si fa anche con tutti voi.
Usciremo, probabilmente, in edicola, come mensile, dal 22 novembre, esattamente dopo trent'anni dai "vecchi Siciliani". Noi ci stiamo provando a fare tutto ciò ma abbiamo bisogno di voi. Tanti piccoli aiuti fanno un grande aiuto. Adesso vi chiediamo un contributo per sostenerci promettendovi che come sempre andremo avanti, navigando, su questo mare in tempesta, rimanendo liberi, senza padroni alle spalle e di certo non daremo via la baracca come qualcuno, passando a La7.

Per la sottoscrizione abbiamo aperto un conto presso la Banca Etica, l'unica di cui ci fidiamo.
L'IBAN del conto è: IT 28 B 05018 04600 000000148119


"A che serve essere vivi, se non c'è
il coraggio di lottare?"

mercoledì 5 settembre 2012

Nasce a Menfi la Nuova Primavera




Nasce a Menfi la sezione distaccata dell'Associazione "la Nuova Primavera" di Sciacca.

Il sodalizio, formato da ragazzi e ragazze dai 16 anni in poi, si pone come obiettivi principali quelli di avvicinare i giovani della nostra città al mondo della politica e delle istituzioni e di promuovere iniziative legate ai temi della cultura e della legalità nell’ottica di un rinnovamento della classe dirigente e di una rinascita culturale della comunità.

L’associazione politico-culturale “La Nuova Primavera” è apartitica, cioè non è legata in nessun modo ad alcun partito o movimento attualmente esistente, ma non è apolitica poiché uno degli scopi per cui nasce è proprio quello di fungere da raccordo tra i giovani e la politica.

Vicario della nascente sezione distaccata di Menfi è Salvatore Gulino, mentre il ruolo di vicevicario è rivestito da Pietro Buttafuoco.

L’Associazione politico-culturale “La Nuova Primavera” verrà presentata ufficialmente alla città ed alla stampa domenica 9 settembre alle ore 20.30 presso il Roxy Bar di Porto Palo di Menfi.

Gli organi di stampa e l’intera cittadinanza sono invitati a partecipare.


La nuova primavera Menfi

martedì 28 agosto 2012

“Querelato per aver screditato il Comune di Falcone”



Poteva essere il paradiso. Invece è cemento, cemento, cemento. A destra ci sono la rocca con le rovine e il santuario di Tindari e la straordinaria riserva naturale dei laghetti di Marinello. Dalla parte opposta si scorgono il promontorio di Milazzo e i Peloritani… poteva essere una delle perle turistiche, ambientali e paesaggistiche della Sicilia. Il territorio, però, è irrimediabilmente deturpato da orribili complessi abitativi, alverari-dormitori per i sempre più pochi turisti dei mesi estivi
Tutto questo, per la Giunta Comunale di Falcone, comune di 2.926 abitanti in provincia di Messina, guidato da Santi Cirella è reato e con una delibera (vedi) ha dato mandato a un’avvocata barcellonese di sporgere querela nei confronti di Antonio Mazzeo, peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose, autore dell’inchiesta pubblicata su “I Siciliani giovani” (leggi l articolo) che analizza e denuncia, facendo nomi e cognomi, gli intrecci tra affari, mafia e politici locali.
Tra le motivazioni quella di aver “diffamato e leso l’immagine del Comune e della reputazione di tutti i cittadini“, “screditando il buon nome del Pese e dei suoi amministratori”.
Mazzeo parla di mafia ed appalti, delle speculazioni che “hanno richiamato la mafia, quella potentissima e stragista di Barcellona Pozzo di Gotto e delle “famiglie” affiliate di Terme Vigliatore, Mazzarrà Sant’Andrea e Tortorici“, e scrive anche che “Falcone, sin troppo debole dal punto di vista sociale, è divenuta facile preda del malaffare”.
Inchiesta non gradita perché soprattutto si fa più volte il nome del Sindaco Cirella e dei suoi collaboratori, che avrebbero comprovati rapporti con esponenti della criminalità organizzata.
Sempre la stessa storia ed accade che invece di combattere la mafia si cerca di zittire chi ne parla.
Ma se le cose stanno così i comuni di Corleone e Palermo dovrebbero querelare mezzo mondo viste le definizioni che gli sono state date…Leonardo Sciascia venne accusato di rovinare l’immagine turistica della Sicilia e non a caso, in questa storia, sembra di essere in un suo romanzo.
Sembra veramente incredibile, una storia paradossale e gravissima.
L’immagine della nostra “bedda” Sicilia non si rovina con le inchieste sulla mafia, si rovina con queste prese di posizione certo non lontane dal fenomeno mafioso. Il problema è la mafia non chi ne scrive ma come ripete Gian Carlo Caselli «In Italia il vero peccato non è il male, è raccontarlo».
Noi come sempre facciamo affidamento su quei cittadini onesti, rispettosi del buon senso e della legalità, che non hanno sicuramente bisogno di azioni di questo tipo per difendere la propri immagine di cittadini onesti ed esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra piena solidarietà ad Antonio Mazzeo.