Il Consiglio di Circoscrizione San Vitale, riunito nella seduta del 16 gennaio 2012 su proposta del Consigliere IDV Antonello De Oto ha approvato all’unanimità (16 voti favorevoli dei 16 Consiglieri di IdV, Pd, Sel, Pdl e M5 presenti) l’Ordine del giorno dal titolo “Misure relative al gioco d’azzardo”. Questo ODG fa seguito agli altri due (sempre approvati all’unanimità) presentati in San Vitale, sui temi del monitoraggio dei negozi compro oro e dello sviluppo di azioni positive per la diffusione della cultura della legalità. Il Consigliere De Oto, artefice di questo percorso, soddisfatto dichiara: “A San Vitale continua il lavoro di riqualificazione del territorio, promozione della legalità e contrasto alle mafie e ai loro proventi”. Già nel giugno 2011 gli stessi dipietristi avevano presentato e fatto approvare in Regione un provvedimento sul crescente fenomeno della diffusione del gioco d’azzardo patologico. Provvedimento in cui, tralaltro, si chiedeva alla Regione di stipulare accordi con altri enti per “promuovere e attuare interventi di assistenza socio-sanitaria a favore dei soggetti colpiti dalla sindrome di gioco d’azzardo patologico”. Un fenomeno che, soprattutto nelle grandi città e a seguito della capillare diffusione delle “newslot” (ovvero le c.d. macchinette dei bar) ha assunto dimensioni molto preoccupanti. E’ perciò sempre più necessario lo sviluppo di forme di vigilanza e di supporto da parte delle Istituzioni alla promozione dell’ordinata e civile convivenza e al contrasto di fenomeni criminosi come il gioco d’azzardo e dei reati ad esso collegati. Lavoro che non si può e non si deve semplicemente demandare agli operatori di polizia (che vanno certo aiutati e formati in tal senso in maniera continuativa) ma azione che va sostenuta anche valorizzando l’attività di recupero dei giocatori d’azzardo patologici, attività operata dalle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale operanti nel Quartiere e in città.
"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare".
Piero Calamandrei
mercoledì 25 gennaio 2012
mercoledì 18 gennaio 2012
I Vespri formato 2000
Martino Morsello, Giuseppe Scarlata, e Mariano Ferro. Tutti e tre siciliani, tutti e tre con recenti “esperienze politiche”. Poi ci sono Richichi e Salvatore Bella. Sono loro che stanno guidando in queste ore il “movimento dei forconi”.
Giuseppe Scarlata: ”Qui siamo apolitici. Qualche anno fa il nemico numero era la mafia, ora il nemico è lo Stato, che opprime i cittadini”. Per “Stato” s’intende la regione Sicilia: ”Noi aspettiamo le decisioni di Lombardo, perché noi del governo nazionale ce ne infischiamo”.
Dopo Forza Nuova oggi è arrivata la Lega “a rompere i sacchetti”. Ho sentito addirittura dei ringraziamenti alla Padania. Ma effettivamente non c’entra niente, questa è un’altra storia.
Sono i “Vespri formato 2000”, peccato però che le analogie sono inesistenti. Tranne, forse, per l’agitarsi sullo sfondo di ombre misteriose e dagli obiettivi nient’affatto chiari.
Questo “movimento dei forconi” è composto da quella stessa maggioranza che ha eletto l’assemblea regionale contro la quale protesta.
Questa è un’isola paradossale e le sue proteste lo sono altrettanto.
Ma comunque non facciamo i qualunquisti, non parliamo di chi c’è dietro a questo movimento, del Mpa, di Forza Nuova. Forse non deve neanche interessarci.
“La classe politica non ci ha mai dato niente, questa classe dirigente della Regione e del Comune di “tutti chiddi chi sunnu politici” se ne vadano a casa. Tutti a casa devono andare. Vogliamo lavoro, noi i nostri diritti li vogliamo pagare. Se avevamo i soldi in tasca per pagare le tasse, se avevamo lavoro, noi non c’eravamo qua, siamo qua grazie a loro”. “U pitittu fici nèsciri la serpi di la tana”.
Questa è una delle tante dichiarazioni rilasciati dagli “animatori” del “movimento dei forconi”.
La mia Sicilia ha tonnellate di ragioni per protestare, per scendere in piazza, ne ha sempre avute.
Vero è che se ognuno di noi avesse fatto qualcosa ieri, oggi non ci saremmo ritrovati in questa situazione.
Le pratiche clientelari hanno avuto sempre la meglio su tutto, abbiamo venduto i nostri diritti e non ce ne siamo nemmeno accorti. E quando qualcuno ha lottato per questo lo si è lasciato solo (la lista dei nomi da fare è lunga), lo si è lasciato morire solo o lo si è lasciato emigrare, solo.
Sento sempre mille proclami contro la mafia, la mafia di qua, la mafia di là.
Ma nel nostro piccolo cosa abbiamo fatto? Non abbiamo mai fatto una scelta di campo.
Abbiamo sempre deciso di non decidere, di non vedere, di essere indifferenti, di accontentarci.
Ci siamo sempre occupati di curarci il nostro giardino e mai quello del vicino.
Io non mi ricordo tutti questi siciliani in piazza per i vari e sacrosanti scioperi generali, non me li ricordo mentre in Parlamento si votavano tutte quelle leggi “porcata”, non me li ricordo quando è stata approvata la Riforma Gelmini, non me li ricordo l’ultima volta che sono andati a votare per un partito diverso dall’Udc, dall’Mpa o dal Pdl. Si dice che la classe politica siciliana non sia all’altezza dei siciliani.
Questo è vero, è pure vero che questa classe politica ce la siamo scelti noi.
Non facciamo altro che lamentarci ed adesso che le cose non vanno più bene, che manca il terreno da sotto i piedi iniziamo a preoccuparci?
Quel Vittimismo di Verga torna più impietoso che mai.
La verità sta nelle parole di Giovanni Falcone:
"Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così.
Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare,
ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare".
Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare,
ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare".
martedì 17 gennaio 2012
Scimmie
Alessandro Gallo è un giovane scrittore che di scimmie ne ha viste tante, ne ha viste ieri e ne continua a vedere anche oggi, a 25 anni, a Palermo, a Bologna, a Napoli.
Anche Giancarlo Siani ne ha viste di scimmie, ne ha viste tante, troppe.
Napoli 1985, Panzarotto, Pummarò e Bacchettone giocano a diventare grandi, voglia di diventare qualcuno, di trovarsi un’identità, di quelle che si raccontano, di quelle che superano il tempo.
Adolescenti che si scontrano troppo presto con la realtà, con la camorra, con la vita.
Quella realtà di Cutolo, Perrella, Gionta, Nuvoletta. La realtà della droga, dei pomodori, del cemento, della monnezza, della donna con la Calibro 38.
Giocano a diventare un clan, tre “guappi di cartone ” come si dice a Napoli ma per Pummarò, Panzarotto e Bacchettone la camorra non è quella che pensavano, non solo soldi ed auto potenti ma anche vittime innocenti, amici morti ammazzati.
Giancarlo è un giovane “Giornalista Giornalista” che ascolta Vasco Rossi e che vuol saperne di più della Camorra, vuole vederla e farla vedere, senza filtri, senza racconti. Giancarlo è poco più grande di Pummarò, Panzarotto e Bacchettone, ha solo 26 anni e le idee molto chiare. Gli basta poco per mostrare a quegli adolescenti pronti alla guerra la vera camorra, quella che si chiama mafia, non quella raccontata dagli altri.
Scimmie è il romanzo di un giovane scrittore, che racconta di quell’amore senza parole nato in una rosticceria a ritmo di panzerotti, dolce e speranzoso come il cuore di Filomena.
E’ la storia di molti adolescenti che si ritrovano una vita che non gli appartiene, una vita dove la camorra sceglie per loro, probabilmente morti ammazzati senza un perché o forse perché si trovavano solo nel posto sbagliato, non hanno potuto viversi la loro storia d’amore con la propria amata o con la propria terra, solo perchè non ne hanno avuto la possibilità.
E’ il romanzo vincitore del concorso “Giri di Parole 2011” della Navarra Editore.
Le Scimmie non sono troppo lontane da te, apri gli occhi.
Sito del libro: www.scimmieilromanzo.com
giovedì 12 gennaio 2012
12/01/2012
10 dicembre 2009 la Camera dei deputati salva Cosentino dall’arresto.
22 settembre 2010 la Camera dei deputati ha negato l'uso delle intercettazioni nelle indagini di Roma.
12 dicembre 2011 la Camera dei deputati salva Cosentino dall’arresto accusato dai pm napoletani di riciclaggio e corruzione con l’aggravante del metodo mafioso.
Il giudice delle indagini preliminari Egle Pilla lo definisce «il referente nazionale» delle cosche casalesi e Francesco Schiavone “Sandokan” disse che "era amico" di Nicola Cosentino.
“Nick o' mericano” è parente acquisito di diversi camorristi: suo fratello Mario è infatti sposato con Mirella Russo, sorella del boss dei casalesi “Peppe O' Padrino”, che sta scontando un ergastolo per omicidio e associazione mafiosa; un altro fratello è sposato con la figlia del boss Costantino Diana.
Niente male, questo è solo gossip però. Mica è reato avere dei parenti mafiosi.
Ma i pm di Napoli non hanno niente di meglio da fare che occuparsi di Cosentino e chiederne l’arresto?
Già, per esempio potrebbero chiedere l’arresto per tutti quei familiari di vittime di mafia che oggi hanno ruoli pubblici, che ne direste? Pensateci un po’, in fondo potremmo invertire la mafia con l’antimafia.
Del resto sia Liggio che Dell’Utri lo gridarono ad alta voce: “se esiste l'antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia”. L’Italia infatti è un paese strano, prima è nata l’antimafia e poi la mafia.
Potremmo legalizzare la mafia, che tra le varie cose con un fatturato annuo di 140 miliardi, è di gran lunga la prima azienda in Italia, martoriarla con un po’ di tasse così da poter mettere i conti in regola e poi potremmo criminalizzare l’antimafia. Facendo due conti avremmo meno morti ammazzati, meno associazioni impegnate, niente “Addiopizzo”, “niente Ammazzateci tutti”, niente “LiberoFUTURO”, niente “Radio Siani” niente “Gomorra”, niente mobilitazioni in favore di Telejato, niente scorta e mobilitazioni on-line per Giovanni Tizian, niente “scassa minchia”, niente di niente.
Se la mafia venisse legalizzata saremmo tutti più ricchi e la “padania” sarebbe la regione più povera perché lì la mafia non esiste.
Ed invece no, tutto rimane così ed i gattopardi colpiscono ancora "cambiare tutto per non cambiare niente"
Non vi scordate questa giornata, non può finire nel dimenticatoio. Scrivetevelo 12/01/2012.
12/01/2012.
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