"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare".
Piero Calamandrei

mercoledì 29 marzo 2017

Quando la Questura investe in cultura...ci vediamo sabato ad Agrigento



“Sulla strada della legalità”, Caffè letterario della Polizia di Stato in collaborazione con l'associazione culturale "Emanuela Loi", ci vediamo Sabato 1 aprile ore 11:00 a San Leone, Viale delle Dune, 2.

L'evento si avvale dell’ organizzazione e del coordinamento prezioso di Angelo Leone e Enzo Alessi.

Intervengono il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio e don Luca Camilleri.

lunedì 20 marzo 2017

Politica e sogni, lettera da non so dove

“Perché nessuno seppe mai di quanto freddo essi ebbero”
Domani è primavera, ed è sempre stata la nostra festa. Ricordi: nella città cupa, eravamo soli. Sembravano invincibile, allora, i Cavalieri. Tu scrivevi poesie, io articoli di giornale. Per un giornale che non c’era più, ma resisteva  – in quegli anni – nella nostra povera stanza. Com’eravamo felici, eppure. La volta che tolsero la luce e canticchiammo Leporello al lume di candela. La volta che il padrone di casa – un momento prima di andare a letto – venne e portò via il letto che non era nostro, e noi due ci guardammo sorridendo.
No, era una casa ricchissima, invece. Ben tre feste di diciott’anni si tennero in quelle nostre due stanze. Alla terza, cascarono i calcinacci (s’era all’ultimo piano) sulle ragazze e sui ragazzi che ballavano, e ridemmo tutti.
Io ora vivo in questo paese strano, affollato da padroni e politici; si parla sempre di loro. Ma per una volta – lo vuoi? oggi è primavera – facciamoci un cerchio attorno, solo noi due coraggiosi, come allora. Siamo sempre gli stessi, e tu sei splendente. Noi non ci siamo arresi.
E’ tanto banale, vincere! Tecnicamente, noi abbiamo anche vinto. Non ci sono più i cavalieri. E quante parole di adesso, che ora vincono, vengono dalla nostra lotta di allora! Eppure, come questo è futile. Noi sapevamo una cosa: si può volare. Quanti ragazzi lo sanno ancora? Oramai non ci crede quasi più nessuno.

Fra poco – ma ancora un attimo – scriverò di altre cose. I grillini,Bersani, la Soluzione, e l’eterna democrazia zoppicante, l’eterno affidarsi a un capo. Neanche per scegliere fra mafia e antimafia puoi muoverti senza permesso del partito.E’ tanto banale, vincere! Tecnicamente, noi abbiamo anche vinto. Non ci sono più i cavalieri. E quante parole di adesso, che ora vincono, vengono dalla nostra lotta di allora! Eppure, come questo è futile. Noi sapevamo una cosa: si può volare. Quanti ragazzi lo sanno ancora? Oramai non ci crede quasi più nessuno.
Dovrei registrare tutto questo, comunicarlo a chi legge: è il mio mestiere. Ma oggi sono così vecchio, o così ragazzo, che scappo da tutto questo. Salgo di corsa i gradini del quarto piano, sorridendo ai due gatti e alla vecchietta del terzo, busso alla porta, suono. E dopo un istante i tuoi passi, e la tua voce. E fra un attimo entrerò a casa nostra, e ringhia la città tutt’intorno ma noi due siamo qui, e perciò è primavera.

mercoledì 8 marzo 2017

La giullarata antimafiosa di Giulio Cavall




Ripartendo dallo spettacolo “Nomi, cognomi e infami” (che ha girato l’Italia per ben 10 anni con oltre 500 repliche complessive) Giulio Cavalli smonta l’onorabilità mafiosa delle nuove leve raccontandone i vizi privati e smontandone l’onore. Ci sono i mafiosi surgelati che a Alcamo si incontrano nella cella frigorifera di un negozio di ortofrutta sperando di non essere ascoltati; i bambini di ‘ndrangheta che scrivono lettere in cui sognano di “diventare boss come papà”; c’è il camorrista che si traveste da donna per coprire la propria latitanza; i fratelli Marchese (Cosa Nostra) che pensano di uccidere i genitori dell’amata di uno dei due per aggirare la norma che impedisce a un uomo d’onore di sposare una donna con genitori separati (ma non orfana); c’è il padrino che autorizza una storia di corna per “liberare” uno dei suoi picciotti; c’è il patetico giuramento mafioso con cui si viene “combinati” e molto altro.
Ripercorrendo le operazioni antimafia degli ultimi anni “Mafie, maschere e cornuti” racconta la tragica comicità di una mafia che svelata non può fare così paura. Perché ridere di mafia è antiracket culturale. E le mafie, come tutte le cose terribilmente serie, meritano di essere derise.