"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare".
Piero Calamandrei

mercoledì 5 febbraio 2014

L'abbandono

Ve lo ricordate quel "cantautore piccolino" ? Rieccolo qui, con il suo ultimo lavoro





Nei tuoi occhi c’è nascosta mano che non ti accarezza più
Ma cerca voluttà da prendere per rincorrere l’abbandono

Seduti dentro un bar chi mi conosce suona Nathalie di Becaud 
Corri da me come se fossi qua 
Come se avessi preso davvero quel caffè 
Lascia distruggere gli ultimi residui dell’esistenza 
Per poi ritornare immancabilmente alla felicità

Terra di fame e di scommesse dentro l’abbandono 
Tu hai preso l’ultimo cuore ma io, io ti perdono

martedì 4 febbraio 2014

Processo alla Nazione


Omaggio collettivo e itinerante tra cinema, giornalismo, teatro, cultura a Giuseppe Fava.
A cura di Nomadica, Caracò, I Siciliani giovani


Durante gli ultimi anni di vita Giuseppe Fava giunge ad un’analisi lucida: la mafia è un potere multinazionale che siede nelle poltrone del parlamento. E’ un potere che riguarda e tocca tutti noi sin da bambini, anche se non ce ne accorgiamo, e che fa di noi, in partenza, dei mafiosi. Solo attraverso una consapevolezza profonda del fenomeno come delle sue innumerevoli manifestazioni è possibile prendere coscienza di questo rapporto e cercare di superarlo. Fava parla di un’isola che è l’Italia, di un’Italia che è il mondo occidentale.
Da questo il “Processo alla Nazione” – parafrasando il titolo del suo primo libro-inchiesta “Processo alla Sicilia” (1967) – ma fatto a colpi di cultura: di cinema, di televisione, di romanzi, di opere teatrali, di vero giornalismo; fatto con la convinzione che solo attraverso la dignità di questi mezzi è possibile costruire una società altrettanto degna.
Un “processo”, di cui conosciamo già la sentenza, diventa così l’omaggio stesso a Giuseppe Fava,30 anni dopo il suo assassinio (Catania, 5 gennaio 1984). Questa manifestazione toccherà decine di spazi differenti della città di Bologna e verrà riproposta in altre città d’Italia.
A CURA DI: Nomadica, Caracò, I Siciliani giovani

mercoledì 29 gennaio 2014

Appello agli uomini di buona volontà (e di fede)



Ci sono momenti storici nei quali tutti siamo coinvolti e chiamati a schierarci, perché non farlo significa indirettamente scegliere la parte sbagliata, quella che vive e prospera grazie al silenzio, all’indifferenza, alla sottesa complicità. Nella lunga lotta tra mafie e Antimafia, la scelta di parte, quella giusta, è non solo necessaria, ma l’unica possibile. Poiché non scegliere significa essere complici. Non esistono vie di mezzo, sfumature, perché in mezzo c’è quella dannata zona grigia dentro cui si stringono le mani più sporche e gli accordi più perversi.
Non solo Istituzioni e organi di Governo, ma anche i Cittadini devono fare questa scelta netta. Devono farlo non accettando le logiche mafiose, la prepotenza, i favori, le scappatoie, i codici culturali. Soprattutto devono contribuire alla giustizia e alla verità, impedendo che chi lavora per renderle possibili non rimanga da solo. I magistrati di Palermo sono sotto attacco da più fronti e si trovano in una condizione di immenso pericolo, su Nino Di Matteo pende una sentenza di condanna a morte. Intorno a tutto questo, il solito ignobile clima di veleni, allusioni, accuse volgari alimenta la sottovalutazione e l’isolamento, risvegliando oscenità già viste e sentite.
Quella parte di cittadinanza che ci permette ancora di provare meno vergogna nell’essere italiani, ha reagito scendendo in piazza, testimoniando vicinanza, solidarietà, gratitudine al pm palermitano e ai suoi colleghi. Tra tutti coloro che si schierano dalla parte dei magistrati di Palermo, il paese non sente quell’annuncio concreto del Vangelo. Manca una voce importante, necessaria. Che faccia per la prima volta, ufficialmente, un passo in avanti: la Chiesa.
Guardando attraverso la memoria e la storia del paese, vediamo con disagio una Chiesa che per troppo tempo, all’interno del proprio vissuto e della sua storia, non solo non si è schierata contro la mafia, ma anzi l’ha appoggiata, aprendo le porte ai soldi dei boss di provincia o di quartiere, donando loro un ruolo primario nelle processioni e in altre attività “istituzionali”. Non ha alzato la voce e ha lasciato solo chi si opponeva. Una Chiesa che, nella vita concreta delle sue comunità, tra annuncio, denuncia e vissuto pastorale, ha avuto come martiri, troppo soli in vita, don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana, primi a operare e a trovare gli strumenti e il coraggio, testimoniando fino alla fine la lotta alla mafia e la volontà di liberazione per le donne e gli uomini di cui essi portavano il peso, da semplici preti.
Sono uomini di fede che hanno vissuto la propria missione al servizio del bene. Con coraggio e senza titubanze. Oggi che don Puglisi è stato proclamato beato (un segnale importante verso una direzione giusta), ci sono tanti altri uomini di fede che continuano nell’opera di contrasto alla mafia e lo fanno nella stessa solitudine e c’è una società che aspetta che la Chiesa vada oltre quel “Convertitevi!” urlato drammaticamente da Giovanni Paolo II in quel di Agrigento. C’è una società che si chiede perché la Chiesa non dia un segnale. Noi ribadiamo che qui e ora è venuto il momento.
La Chiesa, che per troppo tempo ha condannato solo formalmente l’esistenza della mafia e la sua violenza, oggi non può e non deve restare in silenzio, ci sono in gioco non solo la verità, la coscienza e l’azione pastorale delle comunità ecclesiali ma esponenzialmente la vita del paese, l’educazione alla legalità e il futuro di tutti.
Ora chiediamo coraggio a questa Chiesa. Noi vorremmo che Essa prendesse ufficialmente posizione a difesa della vita di Nino Di Matteo e dei magistrati di Palermo, che si mettesse al loro fianco, che coinvolgesse la gente delle parrocchie, i sacerdoti, i fedeli, tutti coloro che credono nel Bene. Perché siamo dinnanzi a un momento decisivo, siamo a una svolta, ma soprattutto viviamo il rischio concreto di un pericoloso ritorno al passato.
Chiediamo a tutti, e a tutta la Chiesa, specificatamente alle diverse diocesi e comunità ecclesiali del nostro paese, a tutto quel popolo di cristiani, di donne e uomini liberi e fedeli in Cristo, di osare un coraggio secondo, di alzare non solo il cuore ma anche la testa.
Chiediamo ai laici, ai vescovi, ai preti, ai religiosi, a tutti coloro che osano vivere il battesimo di dichiarare ufficialmente il no della Chiesa alla mafia, facendo seguire alle parole i fatti.
Chiediamo a ognuno di osare non soltanto l’annuncio del Vangelo, ma la difficoltà della parola alzata contro ogni banalità specifica alle mafie che stritolano e condizionano territori e vite umane.
Chiediamo un secondo coraggio, un grido che dalla base arrivi fino alle orecchie di Francesco. Perché dal vescovo di Roma, ritorni come un’eco la voce del popolo di Dio. Dal Vaticano la voce del Papa gridi questo no fino alle parrocchie di periferia, senza deroghe o concessioni di alcun tipo.
Salvo Ognibene – Massimiliano Perna

Per firmare l’appello scrivi una mail all’indirizzo lachiesacondimatteo@gmail.com e comunica la tua adesione

Legge elettorale: Iovotofuorisede chiede voto unitario su emendamenti per il voto in mobilità




All'indomani del termine della presentazione degli emendamenti alla legge elettorale, appare chiaro che l'unico emendamento rimasto sul campo per introdurre il diritto di voto in mobilità in Italia é quello presentato da Pierpaolo Vargiu di SC che risponde in toto a tutte le nostre richieste.
I deputati del PD, che pure avevano annunciato e presentato dei simili emendamenti in materia, hanno deciso di ritirarli insieme a tutti gli altri emendamenti per dare spazio all'intesa con FI dichiarandosi pronti a presentarli nuovamente in aula.
Tuttavia anche i Giovani Democratici sono insorti ed hanno lanciato una petizione contro questa decisione che rischia di essere fatale per questa svolta storica nel nostro sistema elettorale che restituirebbe il diritto di voto ad oltre un milione di cittadini.
Facciamo dunque appello a tutte le forze politiche e in special modo ai deputati del PD affinché ascoltino il loro stesso popolo e votino gli emendamenti presentati dal gruppo di SC.

Nessuno può assicurare che il percorso in Aula non si trasformi in un Vietnam dato il precario equilibrio sul quale si regge l'attuale accordo tra PD e FI e non c'é nessuna buona ragione per rimandare ancora una volta alle calende greche una riforma che chiediamo da oltre 5 anni.
Chiediamo perciò anche al segretario del PD, Matteo Renzi, di dare il consenso del suo partito a questo emendamento in modo da lasciar liberi i deputati PD di appoggiarlo in Commisione.
Non é l'emendento di un gruppo politico ma di tutti i cittadini.
Chi si vuole davvero prendere la responsabilità di ostacolare questa grande riforma che aumenta la partecipazione dei cittadini alla democrazia?

Lo sapremo tra pochissimo, verificheremo al di là delle buone intenzioni dichiarate come voteranno i singoli partiti di fronte a quello che è l’emendamento di tutti i cittadini che sono in questo momento privi di effettivo diritto di voto.