"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare".
Piero Calamandrei

lunedì 8 settembre 2014

Schiuse le uova di 22 piccole tartarughe sulla spiaggia di Menfi

Dopo una lunga attesa finalmente stanotte alle ore 00:15 circa si sono schiuse sulla spiaggia della zona Capparrina di Menfi, le uova di 22 piccole tartarughe della specie Caretta caretta (la tartaruga marinad’acqua salata più comune del Mar Mediterraneo) che erano state deposte circa 63 giorni fa.
Un evento eccezionale ed importante sia perchè le nidificazioni sono davvero rare nella nostra zona ma anche perchè la specie “Caretta caretta” è classificata nella Red list dell’IUNC tra gli animali ad altissimo rischio di estinzione.
Video realizzato da “Progetto Tartarughe Menfi”.
Alla luce della luna piena, che con molta probabilità ha dato una mano al verificarsi dell’evento, e delle torce dei pochi spettatori fortunati che erano lì per il monitoraggio del nido, le piccole tartarughe si sono fatte strada tra le forme della spiaggia fino a raggiungere il mare, dove passeranno il resto della loro vita.
Il progetto di monitoraggio, ideato e proposto da Angelo Napoli(WWF), ha visto la fattiva collaborazione di un nutrito gruppo di volontari dell’associazione OfficinAmbiente.
L’attesa per la schiusa non è ancora terminata: attese altri 30-40 esemplari.

Presumibilmente il nido è costituito da circa un centinaio di uova che potrebbero continuare a portare alla luce altri esemplari di Caretta caretta nelle prossime notti.
Per tale motivo, il monitoraggio del nido continuerà ancora fino al 10 settembre, quando, si spera, tutte le piccole tartarughe avranno raggiunto con successo il mare e inizieranno quel viaggio lungo e misterioso attraverso il Mediterraneo.
Al progetto, presentato da Angelo Napoli (rappresentante a Menfi delW.W.F. Italia) e sostenuto anche dal Laboratorio di Zoologia dell’Università degli Studi di Palermo, ScopriMenfi, gruppo AGESCI Menfi 1° e dal camping La Palma, hanno aderito e aderiscono numerosi volontari.

Fonte Comunali Menfi

mercoledì 3 settembre 2014

Mappatura Georeferenziata dei beni confiscati alle Mafie in Emilia Romagna


Dal sito del Master "Pio La Torre"


L’Emilia Romagna negli ultimi anni ha visto aumentare in maniera considerevole il numero dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di stampo mafioso sul proprio territori. A seguito di questo incremento risulta urgente capire quanti essi siano e quale sia la loro entità.

Purtroppo, le informazioni rese disponibili dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alle criminalità organizzata (ANBSC) sono molto parziali e poco approfondite: consistono infatti in dati statistici o numerici che non sono in grado di restituire informazioni sulla reale consistenza dell’immobile con un margine di errore che può spaziare da una cantina di pochi metri quadri all’attico di pregi, con una lista di variabili che potrebbe essere pressoché infinita. La mancanza di un quadro chiaro e aggiornato arreca due fondamentali conseguenze: la prima è rappresentata dalle enormi difficoltà che le amministrazioni incontrano nel gestire e riprogettare l’utilizzo di questi beni, la seconda, è il non remoto rischio di rendere vano il messaggio che si cela dietro l’utilizzo sociale di beni confiscati. Alla luce di queste riflessioni emerge la lapalissiana esigenza di un monitoraggio meno statistico a fronte di uno più pragmatico e fruibile dai diversi soggetti coinvolti che possa dare un reale quadro delle opportunità e delle criticità: è a seguito di questa necessità che nasce la mappatura regionale dei beni confiscati.

La mappatura qui presentata è frutto di un progetto realizzato dall’Arch. Federica Terenzi nel corso del Master in "Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Pio La Torre", e consiste in una mappatura georeferenziata realizzata integrando con una serie di notizie specifiche del bene (fotografie, dati catastali, eventuali pratiche edilizie che hanno interessato gli immobili, copia dei decreti di sequestro e di confisca) i dati ufficiali ed aggiornati che sono stati forniti dall'Agenzia stessa. A questo punto era necessario che questo strumento potesse essere messo a disposizione della collettività e con la Regione Emilia Romagna, che patrocina il nostro Master, si è pensato di caricare la mappatura sul loro sito. In attesa che la Regione predisponga una piattaforma ad hoc, abbiamo pensato di caricare la mappatura sul sito di Mafie e Antimafia.

Si tratta di un progetto, esempio di felice collaborazione tra Enti, di open data che utilizza dati ufficiali elaborati da una professionista che, accanto alla sua formazione di base, architetto, ha accostato la formazione di un Master specifico sulla Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Non si posso infatti trattare questi beni, senza conoscere il contesto sociale nel quale sono nati (criminale-mafioso), le dinamiche perverse che li hanno mantenuti in vita e le procedure che, dal sequestro, li hanno portati alla confisca definitiva. Il lavoro della mappatura ha dunque un duplice obiettivo conoscitivo: uno rivolto verso la cittadinanza che attraverso la conoscenza di quelle virtuose esperienze messe in pratica sul proprio territorio è in grado di comprendere la profondità dell’infiltrazione mafiosa e al contempo la resistenza messa in campo da tutti i soggetti coinvolti nei movimenti antimafia e nella promozione della legalità; il secondo è rivolto verso le istituzioni che potranno utilizzare questo lavoro come strumento di programmazione nell’amministrazione del territorio, creando virtuosi canali di comunicazione e collaborazione tra i diversi ambiti e settori.

La mappatura dei beni immobili confiscati in Emilia Romagna non è solo un fondamentale strumento per la promozione e diffusione della cultura della legalità ma, anche grazie al contributo della legge regionale n.3/2011, si pone come un vero e proprio strumento di progettazione e pianificazione del territorio, un’importantissima occasione di buon governo che può entrare a far parte sia dei programmi di pianificazione territoriale sia di quelli finanziari.

mercoledì 27 agosto 2014

Insegnare diritto a scuola? Sogno più che realtà



Insegnare “diritto” alle superiori più che una realtà è diventato un miraggio, o un sogno. Da qualunque punto d’osservazione ci si pone, purtroppo il risultato non cambia.
Ma cerchiamo di capirne i motivi e le difficoltà che si frappongono tra un neolaureato in Giurisprudenza e l’insegnamento stesso.
Il primo elemento è dato dal sovraffollamento della stessa cattedra (ora accorpata ad economia, per la quale occorre comunque abilitarsi). Infatti è la più ricercata tra le varie classi d’insegnamento: sia per l’elevato numero di domande, sia per i pochi posti disponibili. E la diminuzione della cattedre da riempire, rientra in quel piano di tagli e riforma della scuola che al posto di incrementare le ore di diritto nelle scuole, le ha diminuite.
Ora si potrebbe fare un commento politico sul tema in oggetto, ma si potrebbe anche analizzare il dato in relazione al grado di cultura e di responsabilità civile di questo paese.
Da sempre il Diritto e l’Educazione Civica costituiscono la spina dorsale per qualsiasi cittadino responsabile che abbia voglia di migliorare il proprio paese ( e questa dovrebbe essere la missione della scuola se ci pensiamo bene), ma ai governanti italiani pare non interessi molto avere dei cittadini educati civicamente. Con buona pace di Aldo Moro che nel lontano, ma non troppo, 1958 portò l’educazione civica nelle scuole.
Ma torniamo al neolaureato che sogna d’insegnare Diritto nelle scuole superiori.
Ad oggi, dopo aver sostenuto 26 esami di Diritto (per esperienza e conoscenza personale riporto la carriera base di un fresco laureato in Giurisprudenza all’Alma Mater Studiorum di Bologna), e uno di Economia Politica, il MIUR richiede, come requisito principale per produrre la domanda d’insegnamento e per il TFA, la certificazione di 48 crediti ottenuti per la classe di diritto e altrettanti per la classe di economia. Tolti i 9 già sostenuti obbligatoriamente (da sottolineare che non é insegnamento obbligatorio in tutte le altre facoltà di Giurisprudenza d’Italia) ne rimangono 39 da sostenere per il completamento dei crediti necessari all’abilitazione per l’insegnamento delle discipline economiche. Vanno conseguiti, in linea di massima, con l’iscrizione ai singoli corsi . A pagamento, ovviamente. E per la cronaca, ogni credito da sostenere costa in media 30 euro. Ma non è finita qui. Se consideriamo i 5 anni della laurea magistrale (con il vecchio 3 + 2 questa logica avrebbe avuto più senso), l’idea di sostenere l’ennesimo esame di Diritto, Pubblico in questo caso (classe d’insegnamento 019), metterebbe in dubbio la laurea stessa. In sostanza, o meglio, in forma, il MIUR richiede 12 crediti sostenuti in Diritto Pubblico senza riconoscere minimamente il valore di Diritto Costituzionale (classe d’insegnamento 018). Per i non addetti ai lavori si tratta sostanzialmente della stessa materia (formalmente diversa e non compatibile per via della denominazione non uguale) ma che a Giurisprudenza non viene insegnata a giusta differenza delle scuole di Scienze Politiche ed Economia, per fare un esempio. Ora é indiscusso che sia impensabile, nonché  indignante, il fatto di sostenere un esame, a pagamento tra l’altro, di Diritto Pubblico, per l’appunto. Un esame che un laureato in Giurisprudenza potrebbe/dovrebbe sostenere senza difficoltà e particolare studio date le nozioni base indicate nel programma d’esame.
Da notare, che al momento, nessuno aveva posto il problema. L’ha fatto il sottoscritto sollecitando la Scuola di Giurisprudenza di Bologna a fare il possibile per risolvere l’incompatibilità tra gli insegnamenti di Diritto Pubblico e Diritto Costituzionale ai fini del riconoscimento dei crediti finalizzati all’insegnamento del diritti nelle scuole superiori. In tutta risposta, nel giro di un mese, il Consiglio della Scuola, su proposta della sua Direttrice, la Prof.ssa Sarti, e dietro all’encomiabile lavoro della dott.ssa Gaia Fanelli, ha deliberato (lo scorso 3 luglio) in merito all’equivalenza dei crediti.
Adesso la palla passa all’Ufficio Scolastico Regionale, che valuterà circa l’ammissibilità della richiesta. Speriamo bene.

lunedì 18 agosto 2014

Cosa Grigia, una nuova mafia invisibile all'assalto dell'Italia. Mercoledì a Sciacca...




Si terrà Mercoledì 20 Agosto nella splendida cornice del Castello Incantato di Sciacca (Via F. Bentivegna, 16), alle ore 20.30, la presentazione del libro "Cosa Grigia", una nuova mafia invisibile all'assalto dell'Italia. Sará presente l'autore, il giornalista marsalese Giacomo Di Girolamo, direttore di tp24.it e della radio RMC101 di Trapani. Dialogheranno con lui Massimo D'Antoni, giornalista RMK e Salvo Ognibene, giornalista I Siciliani giovani/Telejato..Saranno presenti rappresentanti di varie istituzioni.
La serata é organizzata da Giuseppe Muscarnera, Commissione Legalità Bologna.

Si prega di dare massima diffusione
Infoline: 3392340174